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Cibo e bevande notizia | Njus Italia

Birra: la Italian Grape Ale riconosciuta dalla Treccani tra i neologismi 2019

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Neologismi aggiornati da Treccani: il 2019 dà il benvenuto alle Italian Grape Ale, le birre con mosto d'uva, che da oggi fanno parte del nostro vocabolario.
'La birra Italian Grape Ale è stata riconosciuta dalla Treccani come neologismo del 2019. Cosa significa? Significa che è un concetto, un termine, che prima non c’era, e che ora è riconosciuto come parte del nostro linguaggio. Alla voce “Italian Grape Ale”, si legge: birra ad alta fermentazione contenente anche una percentuale di uva, mosto o mosto cotto. Quello della IGA è il primo stile italiano riconosciuto nel mondo (riconosciuto dall’organismo di riferimento, si intende, il BJCP), e prevede appunto l’impiego di mosto d’uva durante la fermentazione. Un prodotto unico e caratteristico, che sta a metà tra la birra classica e il mosto. Se è vero che l’Italia stili suoi non ne ha, non avendo una storia in campo brassicolo – non siamo il Belgio delle Belgian Ale e dei Lambic, o la Germania delle Lager, insomma – , con le Italian Grape Ale e le sue evoluzioni, date proprio dall’utilizzo del mosto, anche in nostro Paese si caratterizza per una birra tutta sua, capace di legare le “cotte” prodotte ai vitigni e ai vini tipici dei territori di ciascun produttore. Uno stile di cui, non a caso,si sono fatti portavoce i birrifici artigianali, su tutti il sardo Barley, antesignano delle IGA. Tra i produttori di fama più recente il birrificio veneto Cr/Ak e l’affinatore Ca’ del Brado. Fonte: treccani.it'

McDonald’s promuove il nuovo panino italiano: “Hey Mafioso”

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Dario, italiano emigrato all'estero, si è visto recapitare un messaggio promozionale per il nuovo panino Bell'Italia di McDonald's, che iniziava con 'Hey Mafioso!'.
'“ Hey Mafioso , try our new bacon della Casa now! Bella Italia!”. Deve aver pensato a uno scherzo di cattivo gusto Dario, quando si è visto recapitare questo messaggio direttamente dall’app di McDonald’s . Una trovata pubblicitaria per promuovere il nuovo panino italiano della catena di fast food americana, con un messaggio davvero di cattivo gusto. Come racconta Meridionews , il trentenne Dario, emigrato in Austria per lavoro, nei giorni scorsi ha visto illuminarsi il suo smartphone con una notifica da parte dell’app di McDonald’s, e quando l’ha aperta, l’associazione “Italia uguale mafia” non gli ha di certo strappato un sorriso. “Da siciliano all’estero mi sono davvero incazzato”, ha detto Dario a Meridionews, dopodiché ha scritto una bella lettera a McDonald’s per esprimere il suo disappunto e la sua ferma volontà di non mettere mai più piede in uno dei ristoranti della catena. McDonald’s, visto il polverone sollevato (su cui si sono espressi anche alcuni parlamnetari italiani), si è affrettata a rimediare : “un errore nella traduzione dal tedesco all’inglese” nella promozione del loro nuovo panino “Bella Italia”, sostengono. “In occasione del lancio di un nuovo hamburger, McDonald’s Austria ha utilizzato una creatività basata sulla parola tedesca “mamfen”, che significa “Goloso”. Per errore, nella traduzione inglese di questo gioco di parole è stata usata la parola “mafioso””, spiega McDonald’s. Tutta colpa del traduttore automatico, insomma. Chissà come suonano le unghie sui vetri in tedesco. [Fonte: Meridionews]'

Fecola di patate e amido di mais: le differenze

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Fecola di patate e amido di mais hanno funzioni simili in cucina: conosciamole da vicino e vediamo le differenze.
'Fecola di patate e amido di mais hanno specifiche differenze , e non sempre sono intercambiabili anche se in cucina hanno praticamente lo stesso scopo. Ecco entrambe da vicino. Fecola La fecola di patate è una polvere impalpabile ottenuta dall’amido estratto dai tuberi. Praticamente insapore, è usata in cucina sia per pietanze salate che in quelle dolci. Amido L’amido di mais (chiamato anche Maizena, che tuttavia è una marca di amido), è una polvere dai granelli molto sottili ricavata dalla macinatura del chicco di mais. Per la precisione, dall’endosperma del chicco: dalla macinatura di endosperma, crusca e germe si ottiene invece la farina di mais . Questa è gialla e in base alle dimensioni del granello cambia tipologia: mdi mais bramata è la più spessa, fioretto l’intermedia e fumetto la più sottile. Caratteristiche in comune Fecola di patate e amido hanno molte cose in comune: sono naturalmente privi di glutine, anche se spesso negli stessi stabilimenti sono prodotti anche alimenti con glutine: è bene quindi accertarsi che fecola e amido abbiano il marchio certificato di assenza di glutine sulla confezione; il sapore di entrambe è neutro, anche se tecnicamente dovrebbe essere più dolce l’amido di mais; servono entrambi come addensanti in cucina: creme, sughi, vellutate… Differenze Sono minime, ma serve comunque conoscere le differenze perché spesso portano a risultati inaspettati. Consistenza Di aspetto, fecola di patate e amido di mais sembrano uguali, ma al tatto no: la fecola è più polverosa e impalpabile rispetto all’amido di mais, che è leggermente più sabbiosa. Come si usano La fecola può essere unita già agli ingredienti freddi a inizio della preparazione, l’amido di mais invece andrebbe incorporato a fine cottura e avendo cura di scioglierlo in un po’ di acqua fresca. Potere addensante La fecola di patate porta ad una densità più collosa rispetto all’amido di mais, grazie all’amilopectina in essa presente. Nelle creme pasticciere , quindi, è da preferire la fecola di patate, nelle vellutate invece è perfetto l’amido di mais. Impatti glicemico Sempre per la presenza elevata di amilopectina, la fecola di patate tende ad alzare maggiormente l’ indice glicemico , rispetto all’amido di mais. Nelle torte Entrambi servono ad alleggerire l’impasto di una torta ma, a parità di peso, l’amido di mais porta a dolci più soffici e leggeri. Se siete interessati invece a sapere come sostituire la fecola di patate, ecco un bell’ articolo dedicato !'

Ristoranti stellati di Torino e provincia, 2019: elenco, prezzi, cosa sapere per decidere se andare

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Tutti i ristoranti stellati di Torino e provincia del 2019: l'elenco delle stelle Michelin in città e dintorni, con i prezzi dei menu, gli indirizzi e le informazioni utili per decidere se andarci.
'Quali sono i ristoranti stellati di Torino e provincia , nel 2019 ? La guida Michelin è stata particolarmente generosa con la città sabauda, quest’anno, assegnandole ben tre nuove stelle, distribuite su tre posti diversi: il Cannavacciuolo Bistrot, Spazio 7 e Ristorante Carignano. Considerante che in Piemonte, in totale, si contano quarantacinque ristoranti stellati: un tre stelle***, quattro  due stelle** e quaranta mono-stellati *. A Torino e provincia se ne trovano dodici, tutti con una sola stella. Sette si trovano in città, mentre cinque sono fuori, sparsi tra Caluso, Pinerolo, Rivoli, San Maurizio Canavese e Venaria Reale. Ecco quali sono, in un elenco completo di prezzi (relativi ai menu degustazione), indirizzi, caratteristiche di ciascun ristorante e informazioni utili a chiunque di voi voglia decidere se andarci: Cannavacciuolo Bistrot Forse non tutti ci credevano, a Torino, ma evidentemente Cannavacciuolo sa il fatto suo, e con il bistrot di Torino (fresco di nuova stella), sommato a quello di Novara e alla sua storica Villa Crespi, ha fatto il pienone di stelle. Buon per lui, e ottimo per chef Nicola Somma , che arriva da Villa Crespi ma che a Torino è riuscito a dare ai piatti – di ispirazione sempre campana – un’impronta piemontese. D’altronde, il luogo scelto per il Cannavacciuolo Bistrot lo imponeva: siamo nella pre collina torinese, quartiere di madame (come si dice da queste parti quando si parla di una signora) e in generale di clienti di un certo livello, quelli della “Torino bene”. Il massimo esempio di questa contaminazione è, forse, il tonno vitellato con la maionese di bottarga, un piatto godurioso, sapido, buonissimo. Prezzi: Menu degustazione in sei portate a 85 e 95 euro Info: via Umberto Cosmo 6, Torino | 011 839 9893 | www.cannavacciuolobistrot.it | chiuso domenica e lunedì a pranzo Casa Vicina – Eataly Lingotto Dove mangiare la migliore cucina piemontese a Torino? Ecco, non temiamo di essere smentiti se a questa domanda (che credeteci, viene fatta molto spesso in una città ricca di gastronomia ma un po’ più povera di attaccamento alla buona tradizione) rispondiamo con sicurezza al Ristorante Casa Vicina, al piano -1 di Eataly Lingotto. Per arrivare nel tempio della famiglia Vicina, che si dedica da cinque generazioni alla ristorazione, si passa per la cantina di Eataly, una sorta di preludio alcolico alla cena. Cena che, come dicevamo, propone tutti i classici della cucina piemontese, dalla carne cruda al tonno di coniglio grigio di Carmagnola, dall’insalata russa agli agnolotti pizzicati a mano al sugo d’arrosto. Un compendio di tradizione unico in città. Prezzi: Menu degustazione in cinque portate 85 euro, menu gastronomico a 130 euro Info: Via Nizza 224, Torino | 011 1950 6840 | www.casavicina.com | chiuso domenica sera e lunedì Combal.Zero Incastrato (in un rapporto di amore e odio) nel Castello di Rivoli, in una location dalla bellissima vista su Torino, c’è Davide Scabin, uno dei riferimenti nazionali della cucina contemporanea, entrato nella storia con piatti come il Cyber Egg e la Fassona al Camino. Un genio, a detta di tutti, con un’abbondante dose di sregolatezza, a detta di altrettanti. Ma quassù vale la pena di continuare a venire, sia per assaggiare questi piatti (ormai classici) che hanno fatto la storia, sia per provare le sue novità. Di recente, una di queste è stata portata anche al Mercato Centrale di Torino , con il suo spazio dedicato all’uovo. Prezzi: Degustazione Up & Down in nove portate 180 euro. Info: Piazza Mafalda di Savoia, Rivoli | 011 9565225 | www.combal.org | chiuso domenica e lunedì Dolce Stil Novo alla Reggia La Reggia di Venaria Reale è un luogo bellissimo, residenza sabauda meta di turisti che lo possono ammirare dopo il grande e lungo restauro finito nel 2007. All’ultimo piano, sopra la Galleria di Diana, c’è il Dolce Stil Novo, con una vista mozzafiato sui Giardini e sull’intero complesso. Qui Alfredo Russo (già stella Michelin al suo Dolce Stil Novo di Ciriè) propone una cucina tradizionale, classica, in una location indubbiamente suggestiva. Prezzi: Menu Lunch Basic “carta bianca” in tre portate (solo a pranzo, giorni feriali) 38 euro; Menu Gourmet “carta bianca” in sette portate 70 euro; Menu Grand Gourmet “carta bianca” in nove portate 90 euro. Info: Piazza della Repubblica 4, Venaria Reale | 011 4992343 | www.dolcestilnovo.com | chiuso domenica a cena, lunedì, martedì a pranzo Del Cambio Il Ristorante Del Cambio è patrimonio non solo di Torino, ma dell’Italia intera. Un luogo come pochi altri, aperto nel 1757, e da allora meta aristocratica degli amanti della cucina gourmet, Cavour in testa. Da allora, però, di acqua sotto i ponti ne è passata: agli stucchi barocchi si sono aggiunte le installazioni contemporanee della Sala Pistoletto, la proposta è stata rinnovata (arricchendosi con il Bar Cavour al primo piano e con la Farmacia del Cambio, bistrot-pasticceria lì accanto) e, dopo alterne fortune che tanto han fatto patire i Torinesi, è finalmente arrivato a prendere le redini di tutto Matteo Baronetto , a cui la città è molto grata: gli si riconosce (giustamente) il merito di aver riportato agli antichi fasti “Il Cambio”. Non c’è un posto con un uguale atmosfera a Torino, e probabilmente non c’è neanche un posto con una simile proposta: la mano di Baronetto, riconoscibilissima, firma piatti audaci, che si alternano felicemente a proposte della tradizione (che proprio non riesce a togliere dalla carta, perché chi viene qui vuole respirare l’aria dell’antico Piemonte). Prezzi: menu “Improvvisazione ragionata” in sei portate 135 euro; menu “Piemonte” in sette portate 110 euro. Info: piazza Carignano 2, Torino | 011 1921 1250 | www.delcambio.it La Credenza La solidità e l’esperienza di Giovanni Grasso , mescolate all’entusiasmo e alla creatività di Igor Macchia , hanno dato vita a un ristorante che da molto tempo ormai è nel cuore dei Torinesi, prima ancora che sulle pagine della Guida Rossa. Un indirizzo sicuro, con piatti mai troppo complicati da comprendere, dove il gusto prevale su ogni cosa e la tecnica non diventa una chiave di lettura ingombrante. In definitiva, un posto da cui uscire pienamente soddisfatti. Prezzi: menu degustazione in sei portate 90 euro; menu gastronomico 110 euro. Info: via Cavour 22, San Maurizio Canavese | 011 927 8014 | ristorantelacredenza.it | chiuso martedì e mercoledì Magorabin Presumiamo che Marcello Trentini, in arte Magorabin (a Torino indica l’uomo nero che spaventa i bambini), sia in un periodo di grande creatività. Ha da poco rinnovato il suo locale (una stella Michelin dal 2015), e ha avviato nuovi progetti: l’esclusivo cocktail bar Casa Mago, il corner veg Fata Verde al Mercato centrale di Torino. Il “Mago” è uno che – evidentemente – non sta mai fermo, anche in cucina: sperimenta, innova, tenta abbinamenti e fusioni che sembrano azzardate ma che, alla fine, funzionano. Prezzi: menu light lunch dal martedì al sabato (festivi esclusi) 37 euro; menu “Gran Torino” in sei portate 100 euro; menu “iconici” in sette portate 110 euro; menu “Evoluzioni” in otto portate 120 euro. Info: corso San Maurizio 61, Torino | 011 812 6808 | www.magorabin.com | chiuso la domenica Ristorante Carignano Altra new entry della stagione nel firmamento delle stelle torinesi è il Ristorante Carignano, guidato da Fabrizio Tesse (già stella Michelin alla Locanda di Orta) e da Marco Miglioli . Il Carignano è uno di quei posti che tanto piace ai Torinesi, che in fondo sono orgogliosi del loro essere sabaudi da sempre. Il ristorante si trova infatti all’interno del Grand Hotel Sitea, storico albergo cittadino, un tempo molto amato dai calciatori (qui la Juventus dormiva durante i ritiri), dall’aspetto un po’ fané che diventa in fondo il suo punto di forza. Qui si tenta la contaminazione con l’Oriente, con il mare, ma in fondo il pubblico, in un ristorante come questo, cerca ancora la tradizione, che trova nei ravioli del plin con melanzana bruciata e salsiccia di Bra o nella costata di Fassona piemontese invecchiata. A due passi da qui, la stessa proprietà ha anche aperto un bistrot, Carlo e Camillo (quel che sembra un omaggio a Cracco è in realtà solo la somma dei nomi delle vie al cui angolo il locale si trova). Prezzi: menu degustazione in cinque portate 75 euro Info: via Carlo Alberto 35 | 011 517 0171 | www.ristorantecarignano.it | chiuso domenica Ristorante Gardenia Mariangela Susigan è la quota rosa della migliore cucina torinese, ha l’aspetto e gli ingredienti di una cucina gentile, ma le mani e il vigore di sapori decisi e sicuri. Tanto chilometro zero, tanta campagna, tanto orto, tantissima tradizione. Il tutto in una bella casa dell’Ottocento con giardino nel borgo medievale di Caluso, nel Canavese. Prezzi: menu “territorio” in quattro portate 65 euro; menu “essenze e consistenze” in dodici portate 95 euro. Info: corso Torino 9, Caluso | 011 983 2249 | www.gardeniacaluso.com | chiuso martedì e mercoledì a pranzo Trattoria Zappatori Christian Milone fu, prima di diventare l’enfant prodige della cucina piemontese, un ciclista professionista, cosa che ormai è stufo di rammentare, ma che gli è rimasta appiccicata addosso, in un eterno paragone tra l’agonismo e la spinta creativa in cucina. La verità è che Milone prima di essere uno sportivo è “nato cuoco”, cresciuto in questa cucina di famiglia, attaccato alla tradizione (che trova spazio in uno dei menu più piemontesi di sempre, assolutamente da provare, con i plin in infusione di bollito che, da soli, valgono il viaggio) ma con un occhio sempre più avanti, nel tentativo di costruire sapori nuovi, di armonizzare le acidità, di portare la sua cucina a un nuovo livello. Prezzi: menu “estratto tradizione” in quattro portate 55 euro; menu “estratto gastronavicella” in quattro portate 65 euro; menu “colazione di lavoro” in due portate (a pranzo nei giorni feriali) 25 euro; menu “360 gradi” in sei portate 80 euro, menu “360 gradi” in otto portate 100 euro Info: corso Torino 34, Pinerolo | 0121374158 | www.trattoriazappatori.it | chiuso domenica sera e lunedì Spazio 7 Di Alessandro Mecca , giovane chef del ristorante della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (nuova stella Michelin), s’è sempre detto che è un gran lavoratore. Ne avrà abbastanza di sentirselo dire, ma la verità è che deve essere così, se alla fine è arrivato piuttosto in fretta al risultato che tanto sperava. La sua è una cucina divertente (si pensi agli immancabili pomodorini di amuse bouche che pomodorini non sono), capace di spingersi sempre un po’ più in là, creativa, che prende ispirazione dall’arte contemporanea che invade le stanze del museo e le pareti del ristorante. La domenica viene servito anche un divertentissimo e goloso brunch, a 25 meritati euro. Prezzi: Menu degustazione contemporaneo “idea e pensiero” in cinque portate 70 euro, in sei portate 77 euro, in otto portate 90 euro. Info: via Modane 20, Torino | 011 3797626 | www.ristorantespazio7.it | chiuso il lunedì Vintage 1997 Vintage non è solo un nome, ma un’ attitudine, quella del locale che ha la stella Michelin da più tempo in città. Un attitudine nell’aspetto, rimasto quello di velluti rossi e lunghe tovaglie bianche, che rispettano l’eleganza sabauda di un tempo: in cucina significa dare spazio alle cose buone di un tempo, sia nella tradizione (come con gli agnolotti del plin al cubo, in tre cotture diverse), sia nella contemporaneità, con gli spaghetti con le ostriche o con la torinese, la costoletta di vitello con panatura di nocciole e grissini. Prezzi: menu “Pranzo di lavoro” 24 euro; menu “Mediterraneo” in cinque portate 60 euro, menu “Territorio” in sette portate 60 euro, menu “Punt e Mes” a 80 euro, Menu “Luna Park” in undici portate 100 euro Info: piazza Solferino 16/H | 011 535948 | www.vintage1997.com | chiuso sabato a pranzo e domenica'

Cartoni per pizza sequestrati: contengono una sostanza non autorizzata

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Oltre 6 mila i cartoni per pizza sequestrati dai Nas tra Lombardia ed Emilia-Romagna: non a norma per una sostanza non autorizzata nella loro composizione.
'Oltre 6 mila i cartoni per pizza che sono stati sequestrati dai Nas, dopo un’indagine tra Lombardia ed Emilia-Romagna, a causa di una sostanza non autorizzata nella loro composizione. Tale sostanza non è nota, ma potrebbe essere bisfenolo A. A condurre le indagini l’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle due regioni citate, e se davvero si trattasse di bisfenolo A, saremmo davanti ad un problema piuttosto serio: tale sostanza, impiegata nell’uso della produzione della plastica, si trova anche come elemento migratorio durante il processo di riciclo della carta e ha un impatto negativo sul corpo. Si parla di anomalie produttive, cancro al seno, alterazioni dello sviluppo ormonale. Nel 2011, addirittura, è stato bandito dalla produzione dei biberon. A quanto pare, tuttavia, è presente in 2 cartoni per pizza su 3 e analisi di laboratorio confermano che la sostanza in questione può tranquillamente intaccare il cibo. Il dubbio che il sequestro riguardi quindi tale bisfenolo A è lecito, anche se si accerta che altri sequestri siano attribuiti anche perché non rintracciabili come da norma. Fonte: ilsalvagente.it'

Cioccolatitaliani – Dragee Fondente all’Arancia richiamati dal Ministero della Salute per rischio presenza di allergeni

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Cioccolatitaliani - Dragee Fondente all'Arancia (scorza d'arancia ricoperta da cioccolato) richiamati dal Ministero della Salute per rischio presenza di allergeni.
'Il Ministero della Salute ha richiamato i Cioccolatitaliani – Dragee Fondente all’Arancia . Sul sito Salute.gov è comparso l’annuncio di richiamo, con la seguente motivazione: rischio presenza di allergeni . Se andiamo a leggere il documento di richiamo , però, possiamo apprendere qualcosa in più sia sul lotto interessato che sulle motivazioni precise del richiamo. Prima di tutto, anche se sul sito del Ministero della Salute l’avviso è comparso solamente oggi, in realtà la data del richiamo è dell’11/07/2019. Il marchio del prodotto è Cioccolatitaliani, mentre la denominazione di vendita è Q-0760 Dragee Fondente all’Arancia . Il nome o ragione sociale dell’OSA a nome del quale il prodotto è commercializzato è Arriba SRL , con sia marchio di identificazione dello stabilimento/del produttore che nome del produttore uguale: è T’A Milano SRL – via Monte Grappa 4, Cerro Maggiore (MI). In questo caso l’avviso riguarda lotti vari, con data di scadenza o termine minimo di conservazione di 12 mesi e peso della confezione di 120 grammi. I lotti in questione sono: A1800133 (scad. 04/10/19) A1800153 (scad. 15/11/19) A1800156 (scad. 29/11/19) A1800163 (scad. 05/12/19) A1900003 (scad. 02/01/20) A1900001 (scad. 13/03/20) A1900027 (scad. 06/05/20) Il motivo del richiamo è la possibile presenza di tracce dell’ allergene anidride solforosa non dichiarata in etichetta . Sull’avviso del richiamo diramato non si leggono ulteriori indicazioni per i consumatori. [Crediti | Salute.gov]'

Dieta del panino, funziona veramente?

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Una dieta del panino? Sì avete letto bene.. noi proviamo a chiederci se funzioni veramente o no ma si tratta ovviamente di una domanda retorica.
'Articolo di intrattenimento, perché di altro non si può proprio parlare. Facciamo finta di essere in un universo parallelo, e chiediamoci con raziocinio se una dieta del panino possa davvero avere qualche utilità e funzionare veramente . Facciamo finta anche che la risposta “no” non sia abbastanza, quindi argomentiamo. Ok? Per chi è La dieta del panino è rivolta soprattutto a coloro che per forza di cose pranzano o cenano fuori casa, e non hanno modo di portare il pasto al sacco. Quindi, come si suol dire, “un panino, e via andare”. Quanto si dimagrisce (ahaha!) Con la dieta del panino, la promessa è 1-2 kg in meno a settimana, per poi calare 1 kg tutte le settimane. Elementi base del panino Non si tratta di panini sugnosi alla fast food, ovviamente (ci avevate creduto per un attimo, eh?). Si tratta, se scomponiamo il panino, di pasti normali da regime alimentare normale, canonico, niente di che anzi forse anche un po’ sotto tono in quanto a calorie. In sostanza, ogni panino deve avere tre elementi: pane; proteine; ortaggi Poco altro in più, e non tutte le cotture o tutti i condimenti. Tipi di pane La scelta del pane non è libera, nel senso che cose come piadine o focacce sono bandite. Da preferire, invece, il pane di segale che ha poco più di 200 kcal per 100 g. In alternativa: pane integrale, rosetta; pane al malto Cosa è consentito In realtà sono consentite moltissime proteine, inclusi i salumi ma a patto che siano magri e con meno conservanti possibile (si tratta, comunque, di salumi). Consentito il pesce, gli hamburger, il pollo, le uova, i legumi. Certo, una fonte proteica alla volta e non più di una nello stesso panino. Il che significa: no panini con manzo, bacon e formaggio insieme. No al cheeseburger insomma. Le cotture consentite : piastra, forno, padella, vapore. Stop. Salse Niente ketchup o maionesi , nemmeno quelle fatte in casa, o fatte senza uova. Molto ma molto meglio optare per senape (naturale, magari in grani) o salse leggere a base di yogurt: lo tzatziki ad esempio. Certo, se se ne mette un litro allora forse è meglio un parco cucchiaino di maionese… Ortaggi Va bene qualsiasi ortaggio, purché sia crudo, fresco di stagione o comunque cotto solo con uno dei metodi appena elencati. I peperoni sott’olio, quindi, no. Cosa è vietato a tutti i costi L’elenco delle cose vietate è lunghissima, ma partiamo dalle cose buone che sarebbe spontaneo mettere in un panino: niente fritti: né carne, né bastoncini di pesce, né verdure; niente cotture nel burro; niente grassi animali come salumi tipo coppa o pancetta; niente formaggi confezionati come sottilette o “fette” per toast o panini E il resto della giornata? Eh, nel resto della giornata si fa una dieta classica, di quelle dette e ridette cento volte, di quelle che ormai vendono anche nell’happy meal. Tante verdure, pochi carboidrati, un velo di confettura, latte scremato, no zucchero, no bibite gassate. Bla bla bla. I nostri no Il paragrafo I nostri no direi che non sarebbe nemmeno necessario, ma lo includo perché in troppi mi state prendendo ancora sul serio quando parlo di dieta sense o chetogenica o altro. Allo stesso tempo, non farei che ripetere le stesse cose, quindi riassumo con un unico, roboante, diretto, no: CAVOLATE. Sono sicura che reagirete dicendo che ho scoperto l’acqua calda. Ebbene può darsi, infatti magari con una coca sto panino (o articolo) andrà giù meglio!'

Trattoria Le Mossacce a Firenze: recensione

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La nostra recensione di Le Mosacce a Firenze, trattoria nel centro cittadino ancora avulsa dai meccanismi turistici.
'Siamo andati a visitare una delle trattorie più tipiche del centro di Firenze , Le Mossacce . Sul sito gli osti della famiglia Fantoni-Mannucci, che gestiscono il locale da oltre 50 anni, si presentano così: “troverete sempre i prodotti di stagione, cucinati con quella semplicità e gustosità che ha fatto grande nel mondo la cucina toscana”. Vediamo se sapranno mantenere le promesse nella nostra recensione . A due passi dal Bargello, quello che fu il palazzo comunale di Firenze prima di Palazzo Vecchio, c’è una delle poche trattorie veraci che regge ancora il tiro nel centro di Firenze, senza cedere al richiamo dell’offerta omologata e turistica ormai proposta da quasi tutti i ristoranti che si trovano da queste parti. Non poteva dunque mancare, in questa rassegna dedicata alle trattorie di Firenze , la fatidica puntatina alle Mossacce, che devono il loro nome, pare, ai gestacci che i camerieri rivolgono agli avventori per invitarli a lasciare il tavolo alla fine della cena, essendo il locale piccolo e non troppi i coperti. Appena arrivati, con la solita sarabanda di buontemponi con cui talvolta mi accompagno in questi casi, veniamo accolti dagli osti con un fiasco di (piacevolmente dimenticabile) vino bianco:  ad aspettare oltre la soglia intanto che arrivino tutti i commensali e intanto che si liberi il nostro tavolo, anche perché, è corretto segnalarlo, qualcuno di noi qui è di casa (non io però, che non ci venivo da quasi un anno), e dunque il trattamento riservatoci diviene per osmosi piuttosto gioviale. Il locale è strettissimo e rivestito di marmi beige, parzialmente rivestito con le immancabili foto d’epopa e da qualche quadretto dozzinale. La seconda sala, un po’ più grande, ospita anche la cucina, dove con buona lena si affaccendano i solerti e ruspanti lavoratori delle Mossacce. Il vino della casa Un oste rubicondo e allegrotto comincia a elencarci a voce il menu. Attenzione, a mia memoria qui credo funzioni così, anche se penso esista una lista prezzata delle vivande da far circolare tra i tavoli, in ogni caso, non ci viene fornita (il che mi renderà impossibile documentare i prezzi portata per portata). Per prima cosa ci facciamo portare un fiasco di rosso della casa, un Chianti che, per usare le parole di uno dei miei commensali di stasera, “migliora quanto più a lungo lo si beve” (a ben vedere potrebbe non essere esattamente un complimento, ciononostante la sostanza è classificabile senza dubbio come vino – mai darlo per scontato). I piatti delle Mossacce Viste le circostanze cominciamo con dei grandi classici, prosciutto e finocchiona da una parte e crostini coi fegatini dall’altra. Questo è un posto basato sulla tipicità della cucina e su queste cose, pur non scostandosi di un millimetro dalle attese (come del resto è giusto in una trattoria del genere), non sbaglia. Soprattutto la finocchiona, tagliata bella alta, coniuga nel modo migliore gusto e un certo coefficiente di ignoranza. Per primo cedo alla proposta del giorno che l’oste ci propina con grande convinzione, dei fusilli alle melanzane che si riveleranno essere una pasta alla norma alleggerita della ricotta salata. Sono però invitanti, le melanzane grasse e dolci come ci si aspetta in un posto del genere, che non lesina in condimenti. Il secondo che scelgo è un grande classico della cucina fiorentina, l’arista di maiale. Una piccola curiosità prima di passare alla descrizione del piatto: il taglio dell’arista è di fatto quello della lombata, cioè la schiena del maiale fino al lombo compreso, e pare che debba il suo nome a un aneddoto cittadino. Durante il concilio ecumenico del 1439 il cardinale greco Basilio Bessarione, quando gli fu chiesto che taglio di carne volesse, rispose “Aristos”, che in greco significa “il migliore”. Gli venne servita così l’arista, che da quel giorno in città cominciò a venire chiamata così. Degna di quella propinata al cardinale è questa che le Mossacce presentano a noi (la foto non rende giustizia). Il taglio è alto, la carne cotta alla perfezione e ancora ricca dei suoi succhi, il bordo sapido e la carne dolciastra e madida. C’è anche chi ha preso il pollo in galantina, altro vecchio classico ancora in voga da queste parti. Presentato in modo classico si lascia assaporare con gusto, senza però raggiungere l’eccellenza dell’arista. Le patate arrosto di contorno sono invece un po’ deludenti. Il dolce e il conto Chiudo con un creme-caramel che non regala niente più di quanto ci si possa aspettare da un’interpretazione letterale di questa ricetta, senza tuttavia deludere. Per il conto ci dirigiamo alla cassa, dove ci viene finalmente comunicato quanto spenderemo a testa per una cena che è andata dall’antipasto al dolce: 25 euro. Niente male, anche se ricevendo questo trattamento spartano ma forse favorevole (vi dicevo all’inizio che uno dei miei amici qui ci viene spesso), non so se la cifra sia esattamente la stessa che spenderebbe chiunque altro. C’è anche da dire però che in trattorie come queste, dinamiche di confidenza del genere possono instaurarsi, e fanno parte della veracità del posto. Informazioni Le Mossacce Indirizzo : Via del Proconsolo, 55r Sito : trattorialemossacce.it Orari di apertura : 12-14:30, 19-21:30. Chiuso il sabato. Tipo di cucina : fiorentina Ambiente : informale Servizio : cortese Voto : 3,4'

Le colline del (buon) Prosecco sono Unesco e hanno vinto tutti, piaccia o no

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Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene rappresentano uno dei più bei luoghi del vino nel mondo, o no? Riflessioni a margine del loro riconoscimento a patrimonio Unesco, le critiche in sottofondo: tutti ne escono vincitori.
'Del recente inserimento delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nella lista del Patrimonio Mondiale dell’ UNESCO si è già detto molto tra grandi festeggiamenti e critiche più o meno centrate, spesso legate a pregiudizi duri a morire intorno al nome “Prosecco” e a una certa confusione, come se questo straordinario riconoscimento sia stato dato al vino e non a un territorio plasmato dal secolare lavoro dell’uomo. Più ci penso, più cerco di guardarla da vari punti di vista, e più questa mi sembra sia stata una delle più straordinarie operazioni del vino italiano da molto tempo a questa parte. Rara iniziativa win-win , da cui tutti, proprio tutti gli attori coinvolti, riescono a uscirne da vincitori. Provo a mettere in ordine chi e perché. Il territorio Poco da dire, quello che da Valdobbiadene si sviluppa verso Conegliano è uno dei più bei luoghi del vino del mondo . Un’area vitata che non ha niente da invidiare non solo alle Langhe ma anche ai più bei paesaggi del Duero, della Champagne, della Borgogna o della Mosella, solo per citare alcuni dei più conosciuti. La strada provinciale che dal paese lambisce prima la collina di Cartizze e poi si sviluppa attraverso le frazioni di Santo Stefano, Guia e via via fino a Miane è una gioia per gli occhi, dimostrazione di quanto l’uomo con la sua ostinazione sia in grado di fare sue zone quanto mai impervie, in questo caso colline ripidissime, in cui la glera (la varietà di uve alla base di ogni Prosecco) ha trovato zona di elezione. La denominazione Se il territorio avrà certamente ricadute positive in termini di attenzioni e quindi di flussi turistici non va dimenticato che l’areale coincide con la produzione di quello che viene considerato come il più importante dei Prosecco, quello Superiore di Conegliano Valdobbiadene. Con questo riconoscimento una delle due DOCG (l’altra è quella più piccola di Asolo, comune oltre il Piave, a ovest) trova quindi ancor maggior prestigio e sempre maggior centralità nel vino italiano, a dimostrazione di un territorio che si identifica completamente con un vino. Non è poco: l’altro Patrimonio dell’Umanità UNESCO legato al vino italiano è quello del “Paesaggio vitivinicolo del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato”. Un’area enorme, forse anche troppo, all’interno della quale si producono sì vini come il Barolo e il Barbaresco, ma anche molti altri in un mosaico di denominazioni particolarmente intricato. Non qui: nella zona di Conegliano Valdobbiadene se ne produce solo uno e solo a partire da una singola varietà. Luca Zaia Dopo la candidatura vincente di Milano-Cortina per i Giochi Olimpici Invernali del 2026 il Governatore del Veneto porta a casa un altro straordinario risultato. Non bisogna infatti dimenticare quanto i luoghi inseriti all’interno della lista UNESCO siano questione tanto di merito quanto squisitamente politica. Per farcela, per spuntarla sui tanti che ogni anno si propongono, oggi più che mai servono unione di intenti di tanti soggetti e appoggio politico non solo regionale. L’idea subito sostenuta con entusiasmo da quello che era allora il Ministro delle Politiche Agricole nasce infatti nel 2008, inizio di un percorso poi intrapreso nel 2010 con l’iscrizione nella lista ministeriale delle “proposte” e suggellata nel 2015 con l‘iscrizione nel Registro nazionale dei paesaggi rurali storici. Il tempo premia chi sa aspettare. Il Prosecco Il vero capolavoro ha però a che fare con il vino, più che con il territorio. Se infatti quello prodotto all’interno dell’areale di Conegliano Valdobbiadene rappresenta la punta della piramide qualitativa del mondo del Prosecco, è anche vero che si tratta di una differenza sconosciuta ai più. Impossibile immaginare che la stragrande maggioranza delle persone conosca le differenze geografiche tra le varie denominazioni. È possibile produrre Prosecco DOC da Vicenza a Trieste, dal Mare Adriatico alle montagne del bellunese, da zone di collina molto vocate a pianure del tutto avulse alla produzione di vini di qualità (più le seconde che le prime, difficile immaginare 500 milioni di bottiglie solo da zone collinari). La ricaduta per tutto il tessuto produttivo del Prosecco è tuttavia eccezionale, in fondo il passo tra “Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene” e Prosecco è molto più breve di quanto si pensi.'

Casa Surace: in anteprima il nuovo video “Quando ti fidanzi con una modella”

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Vi mostriamo in anteprima il nuovo video di Casa Surace, realizzato in collaborazione con Pasta Garofalo. Ricky porta a casa la fidanzata, una modella, che accende il dibattito a tavola.
'In collaborazione con Pasta Garofalo Riescono come sempre a strappare un sorriso parlando di cibo (in questo caso di pasta, in collaborazione con Pasta Garofalo ) i ragazzi di Casa Surace , quelli che hanno fatto conoscere anche al di sopra del Po le meraviglie del “pacco da giù” inviato dalla mamma. Non c’è posto capace di far sentire bella una modella curvy come una tavola del Sud Italia, con una mamma che prepara qualche chilo di pasta al ragù e si sente soddisfatta perché c’è qualcuno a renderle onore durante il pranzo. In questo nuovo sketch di “quelli del Sud che escono video”, che vi presentiamo in anteprima assoluta, a casa di mamma è attesa una nuova ospite, la fidanzata di Ricky. In casa si respira un po’ di ansia mista a imbarazzo: Ricky è sì uno di famiglia, ormai, ma la sua nuova ragazza è una modella. Sarà mica una di quelle che non mangiano niente? Invece, tutto finisce a tarallucci e vino, anzi, a penne al ragù, perché la fidanzata di Riky è una modella “curvy”, bellissima e per niente inappetente: anzi, ammette che pure lei “esce pazza per la pasta”. Tutti a tavola, dunque, tranne il povero Pasqui, costretto dalla madre a mangiare “scaurato” (se sei del Nord, leggi pure “bollito, in bianco”), perché lui non è mica “curvy”, lui è “panzy”.'